sabato 7 giugno 2008

Pianoforte

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Un lieve soffio, per gioco:
il mio alito caldo s’appanna sul vetro,
brilla nel sole appena tiepido dell’alba
poi lentamente scompare...

A ritroso - più a ritroso ancora -
vagabondando dolcemente, ancora
nel tempo senza tempo dei ricordi
che si rincorre ma non s’afferra mai.

Come accendessi, a sera - con lento
e antico gesto - una candela:
i miei sopiti ricordi sfumano
intatti, svaporando, lenti.

Quel vecchio pianoforte a coda nero
- che da tempo non odo più suonare -
limpidamente lo sto ascoltando ancora:
la sua musica rivive, nel profondo del mio cuore.

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©luciana
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6 commenti:

DR ha detto...

Uh! È un tema che sento molto vicino. Una bella meditazione sul tempo che fugge, sulla "amara dolcezza" della nostalgia. E il "tempo senza tempo" è lieve come una farfalla ma al contempo duro come la pietra.

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

quel "tempo senza tempo" è entità che non s'afferra: circonda l'interiorità del nostro essere e ne accoglie i ricordi come minuscole particelle in sospensione nella liquidità dei momnti di finito/non finito, in continua espansione ritmica e ritmata (dai giorni in divenire)...
E noi stiamo completamente immersi in quella sospensione tra reale ed irreale - che è parte di noi e di cui noi stessi siamo parte...

(dici che è colpa del tempo/time o del tempo/weather, questa mia pura farneticazione da fine-settimana?!?...mah...)

Rebecca ha detto...

Ho segnalato questo Blog anche sul mio Profilo di Libero. Sei bravissima. Paola

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

wow...grazie...ma guarda un po', che scherzi che fa questo (splendido e dolcissimo) bimbetto che con il ditino indica "ssssst-nonlodicoaanessuno"...!

prisma ha detto...

Ciao Laciana,
ho lasciato da me due risposte per te.
Che bella idea hai avuto per Oscar Peterson.
Ci leggiamo.
Grazie
Ciao

Luciana Bianchi Cavalleri ha detto...

In realtà, la poesia è nata ricordando il pianoforte a coda nero ospitato nella sala di casa mia quand'ero bambina: mentre mio fratello suonava, mia madre l'ascoltava incantata - ed io (molto minore di mio fratello) osservavo ed ascoltavo entrambi.

Oggi, mi basta ascoltare le note di un piano per tornare indietro nel tempo e per ritrovarmi ancora là, per risentire le medesime note e le medesime voci, al fianco della finestra aperta le cui tende di lino bianche danzavano a tratti, lentamente, nei pomeriggi d'estate...
Perciò, il brano ospitato nel tuo blog mi ha fatto il "solito effetto"...rewind...
Grazie, per averlo condiviso con me... (A presto rileggerci, ciao!).